martedì 29 luglio 2008

Le luci della centrale elettrica

Devo ancora sentirli dal vivo, eppure mi piacciono già molto. Parlo al plurale anche se in realtà quando si dice "Le luci della centrale elettrica" (www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica) si intende Vasco. Però Paolo, il mio futuro coinquilino che l'ha seguito fin da subito, dagli esordi, e a suo tempo ha pure acquistato il primo demo, mi ha raccontato che sul palco Vasco detto Vlad parla sempre come se il suo fosse un gruppo a tutti gli effetti. Ma lui è voce e chitarra, ma soprattutto, testi. Ultimamente i suoi scritti e le sue canzoni sono le cose più interessanti che ho letto in giro. Qualche spunto è davvero geniale.
Dal Rolling Stone di questo mese:

Hai scritto sulla sabbia che mi pensi raramente. Su una spiaggia africana sproporzionata alla bic nera che ti eri portata dietro. E i bambini che cuocevano dei pesci piccolissimi sulla riva, secondo le statistiche sulle prospettive di vita ora dovrebbero essere diventati fiumi oppure terre un po' meno aride oppure oceani. Quando gli ecomostri calabresi non sono riusciti a spaventarci anzi erano accoglienti per i tossici e per la nostra sottospecie di amore. E si zittirono le chitarre in tutte le spiagge del Montenegro, arrivavano da Bari i traghetti a basso costo. e inciampavamo sulla sabbia finta per le tequila a un euro. Ci cadono in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l'estate di tre anni fa. Raccogliendo con il metaldetector i desideri, sulle spiagge dei lidi ferraresi. E le macchine degli ex-operai della fiat, in coda per andare in Liguria al mare, aprivano un buco nell'ozono. Su quella strada costruita apposta per loro. Quando negli anni sessanta si sono inventati le spiagge con dei decreti. e i tedeschi sul lago di Garda sono stati i primi a fare il bagno, quelli del posto ci andavano solo a pescare, a lavare i cani e i vestiti. C'erano camion in giro che trasportavano quintali di sabbia e li depositavano sulle paludi facendo finta di niente. Quintali di sabbia che ti entrerà nelle scarpe. Quando ci siamo annegati per riuscire a non vederci più. Quando anche le stelle sono state trasportate coi tir e appiccicate al cielo col timer per farle cadere con le granate di san Lorenzo. Precipitare sulle nostre due settimane lorde di vacanze. Quando strattonavamo il mare dove andavamo a farci male. Quando gli attori e i calciatori si compreranno tutte le isole del mediterraneo e del pacifico. Quando ti ho portata al mare d'inverno e sembrava di essere sulla luna ma mancava la bandiera americana. Buonanotte fiorellino e l'anello non resterà per molto sulla spiaggia, sarà stato venduto al negozio dell'oro usato. L'altamarea ci porterà via, credimi.


Quando pensavo di riuscire ad intravedere la Jugoslavia sull'altra riva, e invece non si vedeva, e invece non c'era già più. Tu che hai fissato i soli, camminato sulle conchiglie sui chiodi e sui preservativi usati. Arrivavano a riva delle bottigliette con dentro arrotolati dei fogli di carta che credevi fossero delle poesie ma erano delle multe e delle bollette da pagare. E sei diventata pallida. C'era un vento incredibile quella sera, ci siamo portati lo stereo a pile in spiaggia perché la scoperta del punk è ingestibile in una stanza. Ho chiuso ermeticamente il vento in un sacchetto di plastica e te l'ho regalato. e se gli alberghi appena costruiti coprono il tramonto tu non preoccuparti. Siamo rimasti incastrati nella malta delle nostre spiagge improvvisate sull'argine del Po, con la corrente forte e l'acqua limpida che a noi sembrava proprio pulitissima. E abbiamo fatto il bagno vestiti, ubriachi fradici a quindici anni, gridando a squarciagola canzoni che sapevamo a memoria solo noi due. Inni nazionali per pochissimi. E abbiamo vomitato in sincrono nel mare adriatico. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono neanche più di ritornare.


E durante i temporali stavamo in mezzo alla spiaggia, arrampicandoci l'uno sull'altro sperando che un fulmine illuminasse qualcuno di noi. Invece ci ha solo divisi. ci hanno divisi tutti. E le canzoni non servono a niente. i gabbiani s'inseguono e bevono dalle nuvole per non far piovere ma poi piove lo stesso. La spiaggia di Ostia, l'uccisione dei poeti e dei magistrati. Caro diario questo è il monumento in ricordo di Pier Paolo Pasolini e un pianoforte sotto, che toglie le parole. Fuori dalle discoteche ti cercano il fumo addosso. E passa qualcuno a raccogliere le siringhe sulla spiaggia con speciali attrezzature, sui tre metri di spiaggia libera in cui ci siamo trasferiti da tre anni. Distribuendo giudizi universali sui turisti sulle riviste coi pettegolezzi sui discorsi da bar sulla realtà. Sulle vite virtuali dei nostri coetanei. Il cortocircuito tra i turisti e i naufraghi sulla stessa spiaggia a Lampedusa. i cadaveri verso ovest, la respirazione artificiale dei finanzieri e i carabinieri e gli aiuti umanitari distribuiti con le mitragliatrici e i medicinali scaduti. E cazzo si è insabbiata la macchina, facciamo il bagno nudi per festeggiare una notte di sbattimenti. in una spiaggia stupenda. ma era proprietà privata. E la mafia e la mafia e la mafia. Le giornate che si accorciano. Milano marittima e i mutui per gli happy hour. E in India i bagni sacri nel fiume lasciano addosso l'odore di benzina. E non ho mai avuto il coraggio di suonarti niente, figurati. Lasciaci tornare ai nostri temporali, Genova ha i giorni tutti uguali.


I falò si spengono uno dopo l'altro dopo l'altro. Ci siamo nascosti per scopare male tra i fazzoletti di carta e le resine dei pini, e siamo tornati che gli altri erano già andati via. D'altronde era mattina inoltrata. C'era un pesce morto sulla riva e mi ha fatto ridere una cosa che hai detto inerente alla nostra colazione. Una riga nera lunga venti chilometri coincideva con la fine del nostro mare. del mare che avevamo a disposizione. Le colonne d'Ercole scomparse dalle cartine geografiche sono rimaste alte nelle nostre teste, per delimitare le nostre aspirazioni e arginare le nostre delusioni. La realizzazione del nostro potenziale vitale, come lo chiamava Mao sparando a vista nelle campagne cinesi alle donne che si tagliavano i capelli. Avevo perso le scarpe cinque o sei ore prima, eravamo brutti come nelle fototessere e il mare era troppo salato da affrontare e noi troppo graffiati. Poi cominciarono ad arrivare i bagnanti mattinieri del quindici agosto. E siamo scappati e non siamo tornati più.


lunedì 14 luglio 2008

Letture estive

Oh yeah, esami finiti. Ci si rivede a settembre, guys! E finalmente posso dedicarmi a tutti qui libri che ho tenuto in sospeso per motivi di studio (appena arriva sera e chiudi la dispensa sulle forme della produzione culturale tra industria e vita quotidiana di sta minchia, la voglia di leggere qulsiasi altra cosa inevitabilmente viene meno).. di quelli che hai voglia di passarci insieme le ore, le giornate intere..
Il primo della lista è "La vera vita di Sebastian Knight" di Nabokov.

"..questo ti farà soffrire, mio povero amore. Il nostro picnic è finito; la strada è buia, piena di buche, e sull'auto il bambino più piccolo comincia a sentirsi male. Un povero sciocco ti direbbe: devi essere coraggiosa. Ma qualunque cosa io possa dirti per farti animo o consolarti sarà come una minestrina insipida- tu sai quello che ti voglio dire. La vita con te è stata incantevole, e quando dico "incantevole" intendo canti e voli e viole, e quella morbida, rosea "v" nel mezzo, e quelle sillabe sulle quali si curvava indugiando la tua lingua. La nostra vita insieme è stata allitterativa, e quando penso a tutte le piccole cose destinate a morire, ora che non le possiamo più condividere, come se fossimo me noi. E forse lo siamo. Vedi, quanto più grande era la nostra felicità, tanto più sfumavano i suoi bordi, come se i contorni si sciogliessero, e ormai essa si è dissolta del tutto. Non ho smesso di amarti, ma qualcosa è morto in me, e nella nebbia non riesco a vederti... Questa è tutta la poesia. Io ti sto mentendo. Vigliacco. Niente è più vile di un poeta che mena il can per l'aia. Credo che tu abbia intuito come stanno le cose: la solita dannata formuletta, "un'altra donna". Con lei sono disperatamente infelice ecco, questo almeno è vero. E penso che non ci sia molto altro da aggiungere su questo lato della vicenda.
Non posso fare a meno di pensare che nell'amore ci sia qualcosa di essenzialmente sbagliato. Tra amici si litiga o ci si perde di vista, e anche tra parenti stretti, ma non c'è questo spasimo, questo pathos, questa fatalità che sta attaccata all'amore. L'amicizia non ha mai l'aspetto di una condanna. Perché? Cosa succede? Non ho smesso di amarti, ma poiché non posso baciare il tuo caro, pallido volto, dobbiamo lasciarci. E perché? Perché l'amore è così misteriosamente esclusivo? Si possono avere mille amici, ma si può amare una sola persona. Non è il caso di parlare degli harem: io sto parlando della danza, non della ginnastica. O si può forse immaginare un portentoso turco che ami ognuna delle sue quattrocento mogli come io amo te? Quando dico "due", ho già cominciato a contare e non vi è più limite. Esiste solo un numero vero: uno. E l'amore, a quanto pare, è l'esponente migliore di questa unicità."


sabato 12 luglio 2008

Voglia di onde e di blu

Ci sono quei giorni che non smetti di farti domande. Niente da fare, è un continuo interrogarsi sulle cose, dalle più banali, cosamangeròapranzovistocheilfrigoèvuoto, alle più esistenziali, cosacazzofaròdellamiavitaunavoltalaureataallaspecialisticadams
cinemacristodddio, alle più aggressive,
odiotorinofottutatorinodelcazzopotessisoccomberesottounabombaora. Però al traffic ci verrei. Quindi l'umore è variabile, incerto, come il tempo che ci sono le nuvole ma anche il sole, che piove ma c'è un caldo bastardo porco, porco bastardo. E nemmeno il ricordo del concerto cosmico di ieri a Padova, gli afterhours, concerto davvero definitivo, riesce a toglierti quella sensazione del non compiuto, non certo, non deciso che, ragazzi, a volte è pesante. Poi, tanto per cambiare, ti domandi, perchè è il giorno delle domande, ma se fosse tutto chiaro, limpido, sicuro.. se fosse tutto già incanalato, fissato, scritto..non si perderebbe un po' il gusto dolceamaro della scoperta, dell'attesa, della curiosità, dell'oggiècosìedomanichissà? Ma soprattutto, la posso smettere di usare ottomilamilioni di aggettivi simili per spiegare un concetto? no perchè pare che li ho trovati in saldo e ne ho presi una valanga per la scorta in ripostiglio. e mi sembra di sentirla la voce alla cocco fresco! cocco di mamma! aaaaaaaggettivi in svenditaaaaaa! accorrete gente! e mi sembra di vederla, la spiaggia, e di sentirlo, il mare. di respirarlo. i tetti di bologna mi stanno facendo impazzire, ho voglia di onde e di blu.

giovedì 10 luglio 2008

Lussuria

ho appena finito di vedere il film di Ang Lee. Vibrante, delicato, silenzioso. E' stato come leccare per un attimo il fondo, il buio, tuffarsi dal burrone, rimanere qualche istante in apnea. Un film di contrasti, dove si fa sottile il confine tra dolore e piacere, passione e disperazione, paura e desiderio. Un film di sguardi, di occhi bellissimi, di bocche rosse piene e perfette. Voto 8.

martedì 8 luglio 2008

Bologna, via Santa Croce 10

I traslochi sono un po' come gli addii. Sono la strada vecchia che lasci per quella nuova, che sai cosa rimane lì e cos'è stato, ma non quello che arriva dopo. Sono il fazzoletto bianco che sventoli dal treno che è partito, gli occhi lucidi quando pensi all'anno che è appena trascorso. Via Santa Croce 10 è stata una stanza con un pezzo di cielo, un'avventura, a modo suo una famiglia, una Casa.


..e attaccare poster ovunque in ogni parete libera..

..e coltivare Pellina sul terrazzo del primo piano che davanti c'è la polizia municipale..

..e la camera rossa di papaveri ikea..

..e chiaccherare delle ore sul divano sfondato che ti alzi con la schiena a pezzi..

..e Paolo Noto, e Perpe, e Rino Gaetano, e Rastafari, e Louis Garrel..

..e il salumaio che suona drum and base che in realtà è un circense..

..e Berlusconi sopra il Water che annuncia fiero che ha la faccia come il culo..

..e guarda che ho dato la tua nuova password al mio amico così non cado in tentazione..

..e il giornalismo, e De Andrè, e Nanni Moretti..

..e le risse davanti all'iraniano..

..e io quando baci sento davvero che hai fumato sai..

..e tu, tu vorrrrrrresti essere lì..

..e ma voi siete italiane?

..e il cinema di via Pietralata che eravamo solo noi e un vecchio che ha dormito tutto il tempo..

..e il Bolognetti, il Millenium, il TPO..

..e ma allora Vaffanculo! Ma perchè questa porta non si apre??

..e laurearsi, e il Mambo, e gli stage..

..e il rebus sul frigo commento alle elezioni politiche 2008..

..e farsi tutte lo stesso smalto rosso..

..e la vasca, e l'idraulico liquido..

..e sei sicura che non è in casa? No perchè sai l'ho vista dal terrazzo..

..e luglio sarà un mese-delirio..

..e sflacellarsi al suolo cadendo a pesce da un tavolo o inciampando nei cavi..

..e la gamba rossa dei cuoricini..

..e le birrette al Pratello, all'Alto Tasso..

..e io ho vissuto in og ni epoca, in ogni luogo, in ogni tempo e situazione..

..e la terrazza..

..e le cene a casa con le stelle luminose, e cucinare, e fare cocktail nelle terrine..

e il buddismo e lo sbuddismo..

..e discutere, fumare, bere caffè (tanto caffè)..

..e Barcellona..

..e gli amori che finiscono e quelli che nascono (?)..

..e le cose te le dico perchè mi fido di te..

..e alzarsi la mattina con il cerchio alla testa, e grazie Buscofen grazie..

..e allora cancelliamo i numeri di telefono..

..e la gente che è pazza..

..e mi sono fatto l'ultimo e pensavo fosse un amaro invece era olio..

..e trovare per terra la calamita di Bush nudo e attaccarla sul frigo..

..e gli spuntini delle due di notte..

..e fare shopping da H&M..

..e l'estathè..

..e a noi ci piacciono gli efebici e allora?..

..e chiamarsi per cognome, e prendersi per il culo..

..e prestarsi vestiti e borse, e i consigli sul look ma non solo..

..e gli assorbenti interni, la ceretta, i baffetti..

..e il Biografilm Festival..

..e gli aperitivi, e i messaggini sui post-it..

..e stasera Mojito Party! Necesito un Mojito!

(continua..)


ndr: cazzo, oggi ho imparato una cosa: sono la capa degli elenchi. Da grande farò l'elencologa. In compenso non ho studiato una minchia e ho un esame lunedì ma cristodddio.


venerdì 4 luglio 2008

Ma pensa te questo.

Premessa: i miei non ci sono in queste settimane, se ne stanno beati in montagna al fresco e alle terme. Maledetti!

Antefatto: Torno a casa da Bologna: treno, stazione, autobus, zevio. Durante il viaggio messaggio amabilmente con mio fratello:
"A che ora arrivi?"
"Per le cinque e mezza-sei.."
"Sarò già via per quell'ora. Alla nonna devi dire che sono a casa e che stasera ci facciamo un piatto di pasta. In frigo non c'è niente. Auguri"
"Ma dio caro fare la spesa no?"
"Anzi no ci sono delle tegoline"

Voce fuori campo: Okkkei, direi che l'opzione ordino-una-pizza-da-Nando-tutta-la-vita si profila come la migliore nonchè l'unica possibile.

Scena: Arrivo a casa. Salgo le scale. Cucina: delirio. Tavolo pieno di oggetti assurdi mai visti, apparecchi strani per i denti (credo), colluttorio, bottiglie di birra vuote, libri, sacchetti di carta, un cartone pieno di bustine di fondotinta (?????), la scatola delle kinder delice (vuota ovviamente), fogli protocollo con appunti scritti in matita leggerissimi (il prossimo esame è chiaramente uno scritto insomma ;-D), cappelli, posta, tonno. Poggiolo: pacchetti vuoti e cicche ovunque, hai ricominciato a fumare eh dodo ma anche te però. Le Pall Mall tra l'altro "fanno cà" come dicono a Viareggio. In più fenomeno strano sul balcone, un vaso enorme bellamente adagiato su una sedia di vimini. Il trono del vaso. Mah. Sala: divani spostati, tappeto storto arrotolato, giornali ovunque, casino. Bagno: condizioni pietose degne di un NO COMMENT (e devo ancora andare nell'altro, non ho il coraggio). Camera mia: secondo fenomeno strano. per terra, di fronte alla porta, come a ostruire il passaggio, le casse per l'ipod. Di mio fratello. Mah 2. Studio: sto scrivendo tra dispense e pesi per le braccia.

Ma la cosa più sconvolgente di tutte è che apro il frigo e CAZZO!
Non ci sono nemmeno le tegoline. Ma pensa te questo.

giovedì 3 luglio 2008

va-bon-dai

..se ti svegli a mezzogiorno e mezzo con un cerchio alla testa cosmico..

..se ieri dopo il lavoro devastata come un riccio squarciato sull'asfalto passi dal vicolo e ti scateni nei balli più ridicoli..

..se le prime due ore di guadagno le sputtani in alcol in zero virgola due secondi..

..se non imparerai mai, mai, mai il valore dei soldi, perchè anche se ti pagano 5,50 euro all'ora, hai visto quei sandali dorati con il tacco altissimo che superano la soglia del favoloso, e che devono essere tuoi per forza, perchè sono perfetti, meravigliosi, unici, e slanciano in un modo mai visto prima..

..se hai lasciato le cartine qui, e anche l'accendino..

..se..la terrazza, il vento, le stelle, i progetti, i sogni, la dreher..

..sei ieri succede che ti tagli un dito lavando un cazzo di taglialimoneotagliaqualcosa del cazzo, e pensavi di morire dissanguata, di prendere il tetano, l'ebola, l'epatite a,b,c,z,x,w..

..se oggi passi in farmacia per prendere qualcosa per il dito, e paghi dei cerottini di merda "Ma signorina, sono i migliori, impermeabili, perfetti per tagli come il suo" CINQUE EURO una confezione da sei, cazzo sono d'oro? "Le serve anche una pomata antibiotica" si e poi cosa devo fare per pagare anche quella, un mutuo?

..se quei sandali, mio dio..

..se stasera c'è una festa in via Dotti, e per mezzanotte e mezza-l'una sono là..

..se il soprannome della tua migliore amica è Dotty.. se lei ti manca un po'..

..se ti comunicano che sei stata accreditata per il festival di Locarno, e non vedi l'ora.. 10 giorni in Svizzera a vedere un film dopo l'altro, e come te tanti altri ragazzi e registi, attori, adetti ai lavori..

..se Beckett aveva ragione quando diceva che non c'è niente di più comico dell'infelicità..

..se il 14 luglio..

..se hai scritto tutto questo senza usare l'indice destro deturpato (cristodddio)..

..se la voglia di lavorare e studiare sembra che non arrivi mai..
alla fine bevi un po' di thè ghiacciato e dici: VA BON DAI.